Cerchi una gravidanza e hai dolore ai rapporti o cistiti ricorrenti? Questo è il momento di occupartene
Quando si cerca una gravidanza, l’attenzione va quasi sempre su ovulazione, giorni fertili, acido folico, alimentazione.
Molto meno spesso si pensa a problemi che magari sono presenti già da tempo: dolore durante i rapporti, bruciore vulvare, episodi di cistite dopo i rapporti, fastidio urinario ricorrente.
Eppure proprio il periodo prima della gravidanza può essere un buon momento per fermarsi e capire meglio da dove arrivano questi sintomi.
Non perché sia necessario “risolvere tutto” prima di rimanere incinta, ma perché arrivare alla gravidanza conoscendo meglio il proprio corpo può rendere più semplice la gestione dei mesi successivi.
Se i rapporti fanno male, non considerarlo normale
Il dolore durante i rapporti è molto più frequente di quanto si pensi.
Può comparire all’ingresso vaginale, essere più profondo oppure presentarsi soprattutto dopo il rapporto, con bruciore e irritazione che durano per ore o giorni.
A volte la donna convive con questo problema per molto tempo pensando che dipenda semplicemente da poca lubrificazione, tensione o sensibilità personale.
Ma le cause possono essere diverse.
Tra queste ci sono vulvodinia e vestibolodinia, vaginismo, alterazioni della mucosa, infezioni o infiammazioni, ma anche una muscolatura del pavimento pelvico che rimane eccessivamente contratta.
In questi casi il rapporto può diventare doloroso proprio perché i muscoli che circondano vagina e perineo fanno fatica a rilassarsi.
La buona notizia è che il dolore ai rapporti può essere valutato e trattato.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2023 ha mostrato che diversi interventi fisioterapici sul pavimento pelvico possono ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita nelle donne con dispareunia.
Per questo, se stai cercando una gravidanza e i rapporti sono dolorosi, non è necessario aspettare.
Anzi, può essere proprio questo il momento giusto per occuparsene.
Vulvodinia e vaginismo: perché parlarne prima della gravidanza
Una recente revisione sistematica ha analizzato gli esiti ostetrici di oltre 2.000 donne con diagnosi di vulvodinia o vaginismo precedente alla gravidanza.
Rispetto alle donne senza queste condizioni, sono stati osservati più parti cesarei, più parti operativi e più lesioni perineali.
Gli autori sottolineano l’importanza di offrire supporto, informazione e trattamento già prima della gravidanza.
Questo dato non significa che una donna con vulvodinia o vaginismo avrà necessariamente una gravidanza o un parto più difficili.
Significa però che conoscere il problema prima permette di arrivare alla gravidanza con una maggiore consapevolezza e, quando necessario, con un percorso terapeutico già iniziato.
Può voler dire lavorare sul dolore, migliorare la capacità di rilassare il pavimento pelvico, ridurre la paura del rapporto o semplicemente capire meglio cosa succede al proprio corpo.
“Ogni volta che ho rapporti mi viene la cistite”
È una frase che sentiamo molto spesso.
Il rapporto sessuale può effettivamente favorire alcune infezioni delle vie urinarie. Ma non tutti gli episodi di bruciore, urgenza o dolore dopo un rapporto sono necessariamente una cistite batterica.
E questa distinzione è importante.
Le linee guida internazionali sulle infezioni urinarie ricorrenti raccomandano di documentare gli episodi con esame urine e urinocoltura, proprio per evitare di trattare ripetutamente con antibiotici sintomi che potrebbero avere un’origine diversa.
Se le urinocolture risultano spesso negative, oppure se il sintomo principale è un bruciore uretrale o vulvare che compare soprattutto dopo i rapporti, può essere necessario ampliare la valutazione.
In alcune donne possono coesistere:
- ipertono del pavimento pelvico;
- irritazione vestibolare o vulvare;
- dolore miofasciale;
- alterazioni della mucosa;
- infezioni vere e proprie che si ripetono nel tempo.
Sono situazioni diverse, che richiedono approcci diversi.
Continuare a chiamare tutto “cistite” rischia invece di ritardare l’inquadramento corretto.
Perché occuparsene proprio prima della gravidanza?
Durante la gravidanza il corpo cambia.
Cambiano gli ormoni, aumenta il carico sul pavimento pelvico e si modificano anche la vascolarizzazione e le caratteristiche dei tessuti genitali.
Inoltre, la gestione delle infezioni urinarie durante la gravidanza richiede particolare attenzione.
Se esiste già un problema, quindi, può essere utile arrivare alla gravidanza sapendo almeno di cosa si tratta.
Non necessariamente con l’obiettivo di eliminarlo completamente, ma con qualche domanda già chiarita:
- È davvero una cistite batterica?
- Il dolore viene dalla mucosa oppure dalla muscolatura?
- Il pavimento pelvico riesce a rilassarsi?
- Esistono fattori che fanno comparire i sintomi dopo i rapporti?
Avere queste risposte può cambiare molto il modo in cui il problema viene gestito successivamente.
Da dove iniziare
Se stai cercando una gravidanza e hai dolore ai rapporti o sintomi urinari ricorrenti, la prima cosa da fare non è necessariamente una terapia.
È una buona valutazione.
In base ai sintomi può essere utile coinvolgere ginecologo, urologo, ostetrica o fisioterapista specializzata nel pavimento pelvico.
L’obiettivo è capire quale meccanismo sta mantenendo il problema e scegliere un trattamento adatto a quella situazione.
Per alcune donne può essere necessario lavorare sulla muscolatura pelvica.
Per altre il problema principale può essere la mucosa.
Per altre ancora possono esserci vere infezioni urinarie ricorrenti che devono essere documentate e gestite correttamente.
Non esiste quindi un trattamento uguale per tutte.
Non aspettare che sia la gravidanza a farti occupare del problema
Se ogni rapporto è seguito da dolore, bruciore o dalla paura che torni la cistite, questo può rendere difficile persino il periodo della ricerca della gravidanza.
E non dovrebbe essere considerato semplicemente qualcosa da sopportare.
Capire cosa succede prima del concepimento significa avere più tempo per lavorarci, senza le limitazioni e i cambiamenti legati alla gravidanza.
A volte è sufficiente modificare alcune abitudini.
Altre volte serve un percorso più strutturato.
Ma il primo passo rimane sempre lo stesso: dare un nome corretto al problema.
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